Era ieri che Enzo Biagi era qui con noi
“Sono nato a Pianaccio tanto tempo fa, il 9 agosto 1920”. Giornalista, scrittore ma soprattutto storico. Lui amava definirsi semplicemente “cronista”. Il 6 novembre 2007, alle 8 del mattino, moriva Enzo Biagi. Ammirevole la sua vita professionale. Ancor di più la sua capacità di essere sempre se stesso. Difese la libertà trattandola con la dignità che le si deve. Valore universale, e non bandiera assoggettata al vento di particolarità. Non gli piacevano le lusinghe come ha più volte affermato nelle interviste. Era consapevole delle sue capacità e le usava al servizio degli altri. I lettori erano i suoi “padroni” e la sua professione di giornalista era la sua vita. I suoi erano gli anni dell’Italia fascista. Gli anni dove la libertà aveva subito una battuta d’arresto. E Enzo Biagi fu in prima linea nella sua difesa. Si unì ai partigiani per liberare il nostro paese dalla dittatura. Un uomo che non si limitò al sentito dire. I fatti erano ciò che contavano nella difesa della libertà. Ignorare i fatti significava essere indifferenti al diritto dei cittadini di sapere la verità. Sempre e comunque. Anche quella più cruda, che mette i bastoni fra le ruote. Un uomo integro che non conosceva la parola compromesso. Le sue scelte erano dettate dal suo dovere di essere un servitore della verità. Profondo il suo senso dello Stato e l’amore per la sua Patria. Al termine della guerra, continuò a lottare con la sola arma che conosceva: la parola. Pochi sanno trattare le parole con rispetto e lui riuscì in questo. La dedizione, l’umiltà e l’onestà erano le caratteristiche che contraddistinguevano Enzo Biagi. Un uomo che amava profondamente sua moglie, le sue figlie e i suoi amici. Aveva pochi amici, uno di questi Federico Fellini, nato il suo stesso anno. Amava gli uomini, sapeva come trattare con le persone e non nascondeva il suo rispetto o in caso contrario, il suo disprezzo. Onesto nei rapporti così come nel trattare i fatti. Fatti che erano come delle persone con una data di nascita e una vita da raccontare. Fatti da criticare e da indagare come un essere umano. Scoprendo le incoerenze e le fragilità. Molti dolori hanno segnato la sua vita: la guerra, la morte della moglie e della figlia e il suo allontanamento dalla Rai. Gli furono fatte, come scrive nel suo libro autobiografico “Era ieri”, proposte inaccettabili dai direttori della rete. Ogni proposta era un amaro sorriso di Enzo Biagi. La consapevolezza che niente è cambiato, c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere la libertà di stampa e di parola. L’Italia saluta e ringrazia Enzo Biagi per l’ultima volta.
Wordvoyager