Poesia
Siate tutti felici
perché ve lo meritate
siate tutti amati
perché ve lo meritate
siate tutti consapevoli
perché ve lo meritate
amateperché sarete felici
donate la vostra felicità
perché amate
donate il vostro cuore
perché sarete liberi
ascoltate invece di parlare
perché le parole non sono altro che
la somma di mille silenzi
gioite
perché vale la pena di vivere
vivete
perché solo così troverete
Dio nel cuore
Wordvoyager
Fiamma di candela
Tenera fiamma di candela
Il tuo rosso iridescente
Colma il mio cuore,
malato
di un dolore chiamato solitudine
il tuo azzurro cristallino
deterge il sangue,
sporco
dalla rabbia della vita
e il tuo oro denso
scivola lungo le pareti del mio corpo
per donarmi il valore
che non ho mai trovato
Wordvoyager
Feuilleton
Vi propongo per le prossime settimane due feuilleton di mia creazione, spero li possiate apprezzare….
Feuilleton “L’uomo e la bolla”
C’era una volta una bolla e dentro ad essa, un uomo. L’uomo non aveva un nome e il motivo era perché non aveva mai avuto una madre che glielo desse. La bolla era nata e cresciuta insieme a lui come un’amichetta d’infanzia e non lo abbandonava mai. Quando era alto 1 metro e 50, la bolla era un metro e cinquanta. Quando era alto 1 metro e 70, la bolla era un metro e settanta. Era speciale quella bolla, come un’amichetta d’infanzia. Il suo colore era indefinito, in quanto mutava di volta in volta, a seconda dell’umore dell’uomo. Quando era nato, il colore della bolla era azzurro, tipico dei maschietti. Un giorno, a due anni, il bambino scoprì cosa significava essere triste. I suoi amichetti avevano un nome: Giorgio, con il naso a patata; Mattia, con sempre il moccio al naso; e Gianni, il monello del gruppo. Lui era semplicemente il “bambino della bolla”, come era stato soprannominato dagli altri fanciulli. Quel giorno, a due anni, la bolla divenne nera come la pece, il bambino si spaventò e la bolla divenne ancora più scura; non riusciva più a vedere ciò che era intorno a lui. Erano visibili solo lui e la bolla, il mondo non c’era più. Questo lo rese ancora più triste e la bolla divenne di un nero che non era mai esistito sulla Terra. Gli altri bambini meravigliati si avvicinarono a quel corpo sconosciuto.Non avevano mai visto la disperazione da vicino, non l’avevano ancora appresa.
Wordvoyager
Continua….
Pensieri
E’ facile perdersi quando non si ha una bussola, la navigazione è pericolosa, i venti sono contrari, la nave segue una sua rotta… e io il Capitano non so che cosa fare, la via per arrivare alla terra è sconosciuta.
Tiziano Terzani
“Ci sono giorni nella vita in cui non succede niente, giorni che passano senza nulla da ricordare, senza lasciare traccia, quasi non si fossero vissuti. A pensarci bene, i più sono giorni così, e solo quando il numero di quelli che ci restano si fa chiaramente più limitato, capita di chiedersi come sia stato possibile lasciarne passare, distrattamente, tantissimi”
Così esordisce “Lettere contro la guerra” del giornalista/scrittore Tiziano Terzani, con un promemoria, un post-it per la vita di coloro che si dimenticano, per pigrizia o per abitudine, di ciò che di più prezioso abbiamo per vivere la nostra vita, il tempo. E’ l’unico nostro nemico, il tempo che passa, che non può essere fermato nè portato indietro. Tutto ciò che succede non può essere cancellato o portato indietro, rimane nella memoria, nella Storia e nella nostra vita. E’ un promemoria, per ricordarci che il mondo va avanti e che non possiamo rimanere pigri o indifferenti di fronte a ciò che accade. Nè di fronte alle cose belle, nè alle cose brutte. Non possiamo solo pensare ai nostri interessi, al nostro particolare perchè se il mondo cambia, cambiamo anche noi.
23 novembre - 21 dicembre
Il Sagittario è raffigurato dal centauro, personaggio biforme della mitologia greca, metà cavallo e metà uomo. Questa raffigurazione contiene la chiave di lettura delle caratteristiche psicologiche di base del segno; l’arciere dirige la freccia delle sue intuizioni verso il futuro, ma senza puntare ad una meta ben precisa. Il bersaglio è, dopo tutto, poco significativo dal momento che trova appagamento più nel lanciare il dardo che nel determinarne l’obiettivo; ma la semplice intuizione o fortuna non bastano per far centro nella vita…
Accanto all’eccitazione del lancio deve esserci, quindi, anche l’oculatezza di prendere bene la mira! I Sagittario, non a caso, sono spesso testimoni di eventi fortunatissimi che interessano la loro vita ma anche della facilità con cui si lasciano scappare di mano l’occasione. La superficialità, insomma, è da eliminare ed il vero sport deve divenire quello di centrare quanti più bersagli possibili. La frenesia con cui ogni nato del segno brucia una tappa per raggiungerne un’altra può costituire, nel tempo, motivo di grande ansietà se non si apprende il significato delle singole esperienze vissute.
Difficile che il Sagittario trovi un “punto di arrivo”, dal momento che come si ferma un attimo desidera immediatamente ripartire. Sia in amore che nell’attività si scontenta presto e di tutto. L’ideale che lo stimola è la possibilità di vivere sempre qualcosa di nuovo e di eccitante! Ne sanno qualcosa le persone che ha attorno; spesso è giudicato un tipo irresponsabile e poco attento. Quando è scontento manda all’aria tutto e non affronta le sue responsabilità: il centauro fugge lontano mettendo in azione la sua metà equina… ed è difficile raggiungerlo!
La sua natura instabile ed impetuosa è certamente fonte di particolare interesse per tutti. Il suo naturale bisogno di accettazione e successo (non dimentichiamoci che si tratta pur sempre di un segno di fuoco) lo porta a dare mille rassicurazioni a chi gli sta attorno. Questo perché vuole essere amato e accettato, e la sua ricerca di “fan” continua per tutta la vita! I viaggi sono la sua passione ma anche il suo grande destino. Chi riuscirà a prendergli davvero il cuore? Forse proprio chi gli sfuggirà in continuazione o non gli regalerà mai troppe certezze spostando continuamente il bersaglio del suo cuore.
IL SAGITTARIO E L’AMORE
LUI: È un grandissimo attore. In lui si riscontrano le caratteristiche tipiche del Don Giovanni, aizzate da una insaziabile attrazione per il sesso. Poiché è proprio l’avventura ad eccitare la sua fantasia, non è difficile immaginare che i rapporti che instaura siano sempre “a rischio”, a meno che non trovi un partner che gli dia filo da torcere. In lui c’è molto di quel Giove che è rappresentato mitologicamente come il grande libertino dell’Olimpo, cacciatore di donne e di emozioni sensuali; seppure si presentasse come un tipo introverso e taciturno state sempre attente, potrebbe sfuggirvi quando meno ve lo aspettate!
LEI: Ha un carattere estremamente esplosivo! Improvvisamente non le va più bene nulla e comincia a fare mille storie sulla prosecuzione del rapporto. I ragazzi Cancro, Pesci e Toro dovrebbero stare generalmente alla larga da un tipetto così imprevedibile. Anche quando propugna a spada tratta l’importanza del matrimonio è necessario prendere con le pinze le sue affermazioni. È uno spirito libero che non accetterà mai legami soffocanti anche se, ovviamente, in caso di abbandono addosserà tutte le colpe ai partner. Mi ha tradito, accuserà. Un amore part-time, ecco cosa ci vorrebbe per renderla felice!
Affettuoso, generoso, divertente, appassionante… il nato del segno non conosce soste nel suo modo di dare e regalare amore. L’impulsività è anche temerarietà, la sua saccenza è soprattutto audacia. Apprezzarlo per queste qualità è facile, anche quando decide impunemente di sfidare la sua stessa fortuna. È però presuntuoso e saccente, davvero difficile digerirlo quando inizia a parlarsi addosso. Spesso non riesce a capire che con i suoi atteggiamenti può anche ferire o offendere; la sua egocentrica natura di fuoco non gli permette di prendere troppo in considerazione il parere degli altri…
L’amicizia è la parola chiave per far reggere il rapporto. Se tutto si basa sull’attrazione fisica, sul possesso reciproco o sulla gelosia il legame non durerà a lungo. Per aiutare il più anticonformista dello zodiaco ad accettare una convenzione del genere dovremo tenerlo lontano dalle ripicche, dalle competizioni e puntare molto sulle esperienze da fare insieme. Viaggi e hobby da condividere e cose da fare in comune possono aiutare molto in questo senso.
Nel suo cuore c’è un forte desiderio di scoprire e comprendere la vita. È convinto che se parte di questa esperienza può essere maturata attraverso i viaggi, l’altra metà deve essere conosciuta attraverso l’erotismo. Una sola persona da esplorare nella vita non basta, e più strana e diversa è la nuova meta, più si sente coinvolto…
Quando è geloso diventa sornione, aggressivo, insopportabile. Non prendete questo suo atteggiamento per autentico e grande interesse nei vostri confronti… il problema di base è che l’avete “fregato”, che avete intaccato il suo orgoglio. Se è lui a mettere le corna tutto bene, se lo fate voi si sprecano gli improperi!
Quando alza la voce lo fa in modo che tutti lo sentano! Non deve essere necessariamente arrabbiato, magari vuole solo attirare l’attenzione. È assolutamente divertente vederlo recitare con veemenza anche concetti terribilmente banali solo per il gusto di ottenere l’applauso!
Wonderful life
Here I go out to sea again
The sunshine fills my hair
And dreams hang in the air
Gulls in the sky and in my blue eyes
You know it feels unfair
There’s magic everywhere
Look at me standing
Here on my own again
Up straight in the sunshine
No need to run and hide
It’s a wonderful wonderful life
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
The sun’s in your eyes
The heat is in your hear
They seem to hate you
Because you’re there
And I need a friend
Oh I need a friend to make me happy
Not stand here on my own
Look at me standing
Here on my own again
Up straight in the sunshine
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
I need a friend
Oh I need a friend
To make me happy
Not so alone
Look at me standing
Here on my own again
Up straight in the sunshine
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
No need to laugh and cry
It’s a wonderful wonderful life
Wonderful life
Wonderful life
Ecco che vado di nuovo al mare
la luce del sole riempie i miei capelli
e i sogni sono appesi all’aria
i gabbiani sono in cielo e nei miei occhi blu
sai, sembra ingiusto, c’è magia ovunque
guardami mentre sto qui da solo di nuovo
rivolto proprio verso la luce del sole
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
il sole è nei tuoi occhi
il calore è nei tuoi capelli
sembra che ti odiano perchè tu sei lì
e ho bisogno di un amico
ho bisogno di un amico
che mi renda felice
e non di restare qui da solo
guardami mentre sto qui da solo di nuovo
rivolto proprio verso la luce del sole
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
ho bisogno di un amico
ho bisogno di un amico
che mi renda felice
e non di sentirmi così solo
guardami mentre sto qui da solo di nuovo
rivolto proprio verso la luce del sole
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
non ho bisogno di ridere e piangere
è una meravigliosa, meravigliosa vita
meravigliosa vita, meravigliosa vita
Amici
Francesco Mariottini in questo video balla un bellissimo passo a due assieme ad Alessandra. Per ora l’unico ballerino che merita di vincere l’edizione 2007/2008 è Francesco per la sua bravura e non certo per la sua popolarità come è accaduto in anni precedenti. Complimenti !!!
Tango argentino
IL TANGO ARGENTINO
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Verso la fine dell’Ottocento, sbarcarono nei porti sudamericani del Rio de la Plata, in fuga da guerre e carestie, ondate di emigranti italiani, francesi, ungheresi e di altre nazionalità. Carichi di speranze e aspettative, cercavano una nuova vita nella “Terra d’Argento”, l’Argentina.Inizialmente, si trovarono a condurre una vita assai misera e piena di rimpianti,ma, alla fine,così come centinaia di migliaia di persone prima di loro, furonocostretti ad abbandonare il sogno di una terra provvida di ricchezze, travolti da vere e proprie ondate di immigrati che dalle campagne letteralmente invadevano le nascenti metropoli di Montevideo, Rosario e Buenos Aires in cerca di lavoro.Nonostante la durezza dei lavori disponibili, dato la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri. Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla, detti ‘”Orilla”, creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che è diventata l’ingrediente magico di un processo creativo.Nei vicoli dell’Orilla, i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusionee disperazione, da cui ben presto emerse una speranza comune rappresentata da una volontà di fuga, sia pure soltanto momentanea, dall’oppressione, sentimento forte espresso in canzoni, cantate in “Lunfardo”, il dialetto degli emarginati, sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall’Italiano.Le canzoni cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie. Cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni. Cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell’avversità. La canzone, come in tante altre parti del mondo, divenne la consolazione in musica dell’uomo. E la canzone richiede come suo completamento espressivo la danza ed è così che nel vicoli di Buenos Aires, è nato il tango.Nel tango, gli afroamericani hanno portato il ritmo delle oscure e distanti origini africane, il Condombé. Con i Gauchos delle pampas, arrivarono i Payadores e la loro musica, la Milonga (che in Spagnolo significa festa), che usavano per improvvisare canzoni accompagnate dalla chitarra,trasmettendo le notizie di fattoria in fattoria. Con i colonizzatori spagnoli e probabilmente anche mediante la migrazione degli schiavi, si diffuse l’Habanera, la danza dell’Avana a Cuba, che divenne un altro ingrediente di questo unico e originale melting pot.Alcuni storici ritengono che le origini dell’Habanera vadano addirittura ricercate in una danza inglese del 17 secolo, diffusasi in Francia come Contredanse, e da lì, cinquant’anni dopo, approdata nella zona dei Pirenei spagnoli come Contradanza prima di approdare a Cuba insieme ai colonialisti spagnoli e trasformarsi appunto nell’Habanera, cui si aggiunsero le varie tradizioni musicali e gli stili tradizionali dei paesi d’origine degli immigrati italiani, francesi, ebrei e centro-europei.Il termine “tango” iniziò a diffondersi verso il 1820, riferito ad un tipo di percussione usata dagli afromaericani. Può sembrare una forzatura associare questo significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse sessant’anni dopo. In origine, gli strumenti musicali del Tango erano, infatti, il pianoforte, la chitarra e il flauto che, in combinazione con le diverse tradizioni musicali degli immigrati, produssero uno sviluppo della Milonga in una prima forma anticipatoria del Tango, così come oggi lo conosciamo.La musica dava agli immigrati la possibilità di lasciarsi andare nella nostalgia per un più felice passato, di provare un momentaneo attimo di piacere nel presente e di sognare un futuro migliore. E poi, la musica gioiosa e i ritmi sincopati della Milonga portavano con sé il senso del momento, un attimo di fuga temporanea, la possibilità di dimenticare, sensazioni da apprezzare.Quando poi la danza terminava e i ballerini tornavano nelle loro squallide e patetiche abitazioni, ben altra era la canzone che si cantava! Fra la gente dei bassifondi, il pianoforte era sostituito dal bandoneòn, una sorta di fisarmonica. Amato dagli Italiani, ma originario della Germania - lo strumento fu inventato da Heinrich Band (da cui il nome) - dove venne impiantata la prima fabbrica nel 1843. Il bandoneòn fu creato come strumento per la liturgia ecclesiastica, con lo scopo di sostituire l’organo nelle parrocchie meno dotate di mezzi economici. Nel gennaio del 1868 una nave svedese, la fregata “Landskrona” gettò le ancore nel porto di Buenos Aires. La leggenda racconta che parte dell’equipaggio fu invitato ad abbondanti libagioni, della durata di tre giorni, nei locali dell’angiporto e che un marinaio, avendo speso fino all’ultimo peso, barratò il suo bandoneòn (che si ritiene essere stato il primo in tutto il Sud America) per un ultima bottiglia di liquore.Con l’introduzione dei particolari timbri musicali del bandoneòn il Tango venne a perdere la sua apparenza di gioiosità per acquisire una sonorità più corposa e accorata che meglio andava a descrivere le emozioni che la canzone voleva esprimere.
Il tango divenne intenso, drammatico, malinconico. Il giro di bassi cadenzava la situazione di inerzia impotente che si rivelava agli occhi di quei suonatori del “ghetto” mentre la melodia traduceva le emozioni di coloro che la canzone cantava. La lotta per superare l’inerzia delle circostanze e la bramosia di una nuova libertà si trasferivano prepotentemente nella musica del tango, come lava eruttata da un vulcano. Un famoso tango di Canaro e Mores, “Adios Pampa Mia”, esprime perfettamente questo stato d’animo.I parolieri descrivevano una visione fatalistica delle loro sfortunate condizioni sociali, cui spesso associavano la vergogna di deludere e tradire la loro classe sociale, la famiglia, gli amici e la nostalgia per i tempi perduti e gli amori sfuggiti. Il tango divenne così, quasi automaticamente, una metafora della vita stessa.Uno dei più famosi tanghi è “La Cumparsita” di Gerardo Matos Rodriguez, scritta nel 1916, che descrive una piccola banda o processione di strada come quelle che si vedono durante il periodo di carnevale. Un altro famoso tango è “Il Choclo”, di Angel Villoldo, composto nel 1905. In Sspagnolo “choclo” significa pannocchia di granoturco, ma nel gergo colloquiale sta ad indicare anche una parte dell’anatomia maschile. In questo caso, però, molto probabilmente “El Choclo” era il soprannome di un amico di Villoldo, così soprannominato per il particolare colore dei suoi capelli. “Caminito” di Filiberto, 1926, è invece dedicata a un vicolo del quartiere portuale di Buenos Aires, La Boca, dove approdavano gli immigrati. Nonostante i vent’anni che separano la composizione di questi tanghi, tutti e tre raccontano di uomini traditi dalle donne che amavano. “A Media Luz” del 1925, composta da Edgardo Donado, ritrae la visione nostalgica di una camera col sottofondo musicale di un grammofono che suona vecchi tanghi della gioventù del cantante vicino ad una tavola perennemente apparecchiata in attesa del ritorno della donna amata.Discepolo, uno dei primi compositori di tango, disse:”Il tango è un pensiero triste espresso in forma di danza”. Ma il tango non è solo un pensiero, è un’emozione, una sensazione, un enigma. E’ una danza non solo del momento, ma della potenzialità del momento. E’ la danza con centinaia di segreti, migliaia di ombre, milioni di misteri. E’ la danza della velatura azzurrina della nebbia e dello sfavillio del riflesso delle luci dei lampioni sui mosaici di petra delle strade; è la danza di uno sguardo scambiato, di uno stiletto in una mano invisibile.Il Tango univa la sua persone e divenne quasi un inno alle loro aspirazioni. Leone Tolstoi, il grande scrittore russo, descrisse il tango come l’”inno di morte” del capitalismo. Essendosi attirato addosso la disapprovazione delle autorità costituite, il tango divenne una forma di espressione underground.L’adolescenza del Tango era passata nelle osterie e nei bordelli di Buenos Aires. Gli adepti si incontravano in oscuri bar per bere, suonando e ballando in angoli scarsamente illuminati. La sensualità e l’eroticità del Tango fecero ben presto nascere l’identificazione fra la capacità di ballarlo bene e la mascolinità e il machismo. Gli uomini si insegnavano trucchi e segreti l’uno con l’altro, esercitandosi fra di loro prima di mostrare la propria abilità per attrarre e sedurre le ragazze nei bordelli. Jorge Luis Borges, il grande scrittore sudamericano, così esprimeva questo concetto: “Nessuno può dire in quale città il tango sia nato, Buenos Aires, Rosario o Montevideo, ma tutti sanno in quale via - la via delle prostitute”.La Legge per il suffragio universale del 1912 condusse ad una maggiore integrazione delle classi popolarie il tango conquistò una nuova libertà. Ma nonostante lo si potesse nuovamente danzare alla luce del sole, il tango aveva ormai acquisito il sapore di un frutto proibito. Ognuno voleva ballare. Ognuno voleva essere visto ballare. Era diventato più popolare di prima, aveva conquistato l’alta società, per cui vennero organizzate feste di tango e aperte sale da ballo per soddisfare la crescente domanda e la sua fama ben presto varcò i confini del Sud America. Nel 1911, mentre a Londra George Grossmith e Phyllis Dare si esibivano al Gaiety Theatre, nella New York Revue per la prima volta negli Stati Uniti si sentiva parlare del tango. A partire dal 1912, i due danzatori americani Irene e Vernon Castle ballarono una loro personale reinterpretazione del ballo e in Europa il tango furoreggiava nei Tango Café e nelle Tango Tea Rooms.Le caratteristiche audaci del tango ovviamente fecero in modo che non venisse approvato da tutti. Nel 1913, il teologo americano Campbell Morgan espresse una curiosa ipotesi insinuando che il tango fosse la conferma della teoria di Darwin, ovvero della discendenza dell’uomo dalla scimmia. Contemporaneamente, in Europa, l’Arcivescovo di Parigi, il Cardinale Amette, dichiarava che “I Cristiani non dovrebbero in buona coscienza prendere parte al tango”. L’anno successivo, lo stesso Papa Benedetto XV si scagliò veementemente contro il tango, “è oltraggioso che questo ballo indecente e pagano, un assassinio della famiglia e della vita sociale, sia anche ballato nella residenza papale!”. Il tango si diffuse in tutta Europa, causando problemi ovunque veniva danzato. Nel 1914, il Kaiser Guglielmo II proibì ai suoi ufficiali di ballare il tango in uniforme considerandolo lascivo e contrario alla pubblica decenza. Il capò della polizia di Monaco di Baviera bandì il tango una volta per tutte alle festività primaverili, sostenendo che “… ha molto più a vedere con la stimolazione sensuale ed erotica che con la danza”.Rodolfo Valentino nel film “I quattro cavalieri dell’apocalisse” rese popolare una versione piuttosto melodrammatica e teatrale del tango, ma il più grande impulso alla sua diffusione venne da Carlos Gardel. Figlio di una stiratrice di origine francese che era emigrata in Argentina, Gardel crebbe con il tango e ne condivise le umili origini. La prima partitura di tango fu pubblicata nel 1888, contemporaneamente alla nascita di Gardel. Famoso, di bell’aspetto, popolarissimo cantante di tanghi, compositore e stella cinematrografica, Gardel divenne ben presto popolarissimo in Argentina. Nel 1930 l’esercito prese il potere e la gente perse la libertà politica e il diritto di voto. Il tango, la voce del popolo, fu ridotto al silenzio. Gardel emigrò da Buenos Aires a Parigi seducendola prima di essere tragicamente ucciso, vittima di un disastro aereo, a Medellin in Colombia. E ancora oggi la sua tomba, al cimitero Chacarita di Buenos Aires, è meta di pellegrinaggi.Negli anni Trenta, George Raft, che mostrava alcune delle autentiche emozioni del tango, colpì l’immaginazione di milioni di spettatori cinematografici. Il ballo che George Bernard Shaw considerava “…essere l’unica danza sociale moderna che è riduttivo chiamare un ballo” era entrato nella fase della sua maturità.A differenza dei balli di sala, il tango argentino autentico è caratterizzato da una vena introspettiva e di intimità con una particolare attenzione interamente incentrata sul proprio partner o sulle relazioni e interazioni tra i due danzatori. La coppia guarda dentro se stessa per ballare il tango. L’essenza è esplorare reciprocamente la profondità delle sensazioni. La passione interiore e intensa del tango argentino si esprime nella crescita di un’emozione forte e intima, che cresce vorticosamente fino a sfociare in movimenti sempre più veloci e intricati per poi smorzarsi nuovamente in una fase, quasi riflessiva, di ricerca reciproca delle sensazioni. Questa intrinseca energia è solo saltuariamente interrotta e non è mai pienamente manifestata, per non lasciar sbollire l’emozione. Il tango è come un sussurro in una cattedrale silenziosa che improvvisamente le migliaia di voci di un coro invisibile sovrastano per poi, di colpo, tacere e ripiombare nel silenzio e nella sua potenzialità. L’essenza del tango risiede nell’impressionante forza della sua calma e la sua profondità può essere compresa soltanto per mezzo di quella. Il tango è sempre stato un ballo intimo e, poiché non richiede troppi spostamenti, per essere praticato richiede poco spazio. Quando, quindi, iniziò a diffondersi nelle sale da ballo di tutta Europa, il suo stile e i limitati movimenti intorno alla sala non rispondevano appieno alla concezione europea e lo stile autentico fu ben presto modificato. La bellezza del tango fu soppressa con una versione più veloce, brusca, sincopata e ritmata. Il tango fu inserito nelle danze da competizione nella categoria dei balli da sala e si introdusse una nuova tendenza per la quale i ballerini si spostavano attorno alla pista con una serie di passi di marcia staccati e con una sezione passeggiata caratterizzata da una sorta di contagiosi movimenti rotatori della testa, che devono aver causato chissà quanti sorrisini ironici in Argentina. La ardente passione dell’autentico tango argentino era stata trascinata dalla sua intimità misteriosa e seducente ad essere rappresentata intorno ad una sala da ballo in uno stile più focoso che ardente, più arrabbiato che amoroso, più ostentato che intimo, che rispondeva più facilmente all’idea preconcetta del pubblico su cosa un ballo dovesse essere. Il pubblico della danza, cioè, dei paesi dominanti dal punto di vista politico, che stabilivano le tendenze e dettavano le mode, così che questo divenne lo stile dominante del cosiddetto Tango Moderno. Ciò nonostante, in molti paesi latini dove bar e caffé, invece che le sale da ballo, fornivano lo spazio e le occasioni di incontro per le danze popolari, il tango moderno non ebbe modo di convertire coloro che continuavano a provare amore e lealtà verso lo stile originario e autentico del tango. Negli ultimi tempi, il tango argentino si è riappropriato della sua qualifica di stile originale del tango, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. L’interesse per questo ballo è crescente tanto che vengono organizzate competizioni e i campionati, anche se non ufficialmente riconosciuti dalle principali associazioni internazionali, si tengono si pronte a pubblici di migliaia di spettatori e vengono ropresi dai principali network televisivi europei. Molti dei più importanti danzatori di tango da sala stanno introducono novità o di recuperare il vero carattere del ballo introducendo passi e figure del tango argentino nelle loro routine di sala. Però commettono spesso l’errore di voler miscelare, in questo modo, due balli diversi, come se danzassero un valzer viennese in un contesto di valzer moderno o come se volessero inserire le rotazioni sulla testa caratteristiche della breakdance in un valzer viennese solo perché entrambe queste forme di ballo presentano la caratteristica di vorticose rotazioni. Esiste però, d’altro canto, la concreta possibilità, per i professionisti della danza, di garantire l’integrità ed il carattere del tango, la sua nostalgia e il mistero, il suo dramma e la sua passione, interpretando il tango argentino. Il tango ha percorso un enorme cammino dalle sue umili origini, ma ha ancora una lunga strada da percorrere. La sua storia è inestricabilmente legata alla sua leggenda, alla esagerazione romantica e alla reminiscenza nostalgica. Ed è proprio questo che lo rende così ricco. Ha compiuto da tempo cento anni e continua a vivere. Ma perché questa popolarità? Perché il tango non è un ballo inventato da coreografi professionisti o maîtres de ballet per soddisfare un desiderio passeggero del pubblico della danza, ma è un ballo naturale con movenze naturali. E’ un ballo nato per la gente comune, inventato dalla gente comune. E’ una danza che abbraccia tutta la gamma delle emozioni dall’esasperazione all’estasi. Non è un ballo sessuale bensì un ballo sensuale, stimola più che soddisfare. E’ una danza di pura passione e di tendenza intimistica, di dominazione e di seduzione. E’ il ballo dei bassifondi come dell’alta società, è lo spirito del canyengué, lo spirito dei vicoli di Buenos Aires. |
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