Etica dell’informazione

Dicembre 23, 2007 at 2:23 pm (giornalismo) (, , , , , )

È corretto oggi parlare di pluralismo di voci oppure è più esatto definire quella odierna un’informazione partitica o più in generale di parte? È un’informazione che tutela la libertà di manifestazione del pensiero oppure che si assoggetta agli interessi di politici, editori o imprenditori? E l’Ordine dei giornalisti come si comporta nei confronti di giornalisti che non seguono i principi di completezza, trasparenza e correttezza? Che atteggiamento assume rispetto a testate totalmente di parte? Si parla di pluralismo di voci quando idee diverse si trovano all’interno di uno stesso quotidiano oppure quando si trovano in giornali differenti? È accettabile che testate opposte da un punto di vista politico propongano la stessa notizia in modo totalmente diverso? È completezza, trasparenza e correttezza? E l’Ordine dei giornalisti che comportamento assume?

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Serata in ricordo di Enzo Biagi

Dicembre 1, 2007 at 12:50 pm (giornalismo) (, , , , , )

Per chi fosse interessato domani sera alle ore 21, ingresso libero, si terrà al Teatro Quirino di Roma una serata in ricordo del “cronista” Enzo Biagi. Alla serata parteciperanno giornalisti, dirigenti Rai e amici di uno dei più grandi giornalisti italiani: Sergio Zavoli, Sandro Curzi, Paolo Ruffini, Claudio Cappon, Nino Rizzo Nervo. E ancora: Pippo Baudo, Renzo Arbore. Il suo amico di sempre: Loris Mazzetti.

http://www.dire.it/HOME/_luned�.php?c=2511&m=3&l=it

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Traduzione rapporto freedom house 2006

Novembre 21, 2007 at 9:16 pm (giornalismo) (, , , , , , , , )

La traduzione (di mio pugno) fa riferimento al testo che potete trovare al seguente indirizzo internet:
http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=251&year=2006

Status: parzialmente libero
La libertà di parola e di stampa sono costituzionalmente garantite. Comunque, la libertà dei media rimane ristretta nel 2005 dalla continuativa concentrazione del potere dei media nelle mani del Primo ministro Silvio Berlusconi, che controllava il 90 % delle trasmissioni dei media attraverso le sue media holdings private e il potere politico sulle reti televisive statali. Nell’aprile 2004, il senato adottò la legge Gasparri sulla diffusione radiotelevisiva, la quale introdusse un numero di riforme che prepareranno il paese per il piano 2006 del passaggio dall’analogico al digitale e alla parziale privatizzazione della rete di diffusione radiotelevisiva pubblica italiana, RAI. Le riforme potenzialmente rendono le trasmissioni media del paese più indipendenti dal controllo statale. Comunque, la legge è stata fortemente criticata, non offrendo effettive misure di demonopolizzazione e facendo così poco allo scoppio del duopolio di RAI e Mediaset. Questo permette a Berlusconi, nella sua unica posizione, di continuare il suo dominio delle trasmissioni media private. La legge stipula che le persone che tengono cariche governative non possono ”occupare posti, tenere cariche, o eseguire compiti manageriali o qualche altro dovere in società commerciali o altre imprese economiche. Sebbene questi impedimenti, il primo ministro gestisce i suoi affari, non gli impedisce di scegliere il suo mandatario, includendo un membro della famiglia. Comunque, brevemente dopo la sfortuna di Berlusconi mostrata nelle elezioni dell’aprile 2005, Finivest, la compagnia all’apice del suo impero, ridusse le sue partecipazioni nel gigante media Mediaset dal 50.9 al 34.3 %. La mossa, secondo The Guardian, era volta ad incrementare l’immagine di Berlusconi per  il programma elettorale della primavera 2006.
Nel gennaio 2005, un tribunale di Roma condannò la RAI per la rimozione di un giornalista TV, Michele Santoro, nel 2002. Santoro fu uno dei tre giornalisti critici del governo che furono rimossi dalla RAI dichiarando “uso criminoso della televisione pubblica”. Il Parlamento non ha ancora passato un disegno di legge che abolirà la sentenza per diffamazione. Nel maggio 2005, gli uffici di Milano del Corriere della Sera furono perquisiti seguendo l’approvazione del procuratore generale. Le autorità locali stavano perquisendo da fonti relative a una storia nella carta lo stesso mese circa l’uso della Beretta fabbricata in Italia usata dai combattenti di al-Qaeda in Iraq.
La maggior parte della stampa è di proprietà privata ma sono spesso collegate con le parti politiche o fanno parte di grandi conglomerati che esercitano qualche influenza editoriale. I media stampati, i quali sono costituiti da diversi quotidiani nazionali(due dei quali sono controllati dalla famiglia Berlusconi), continuano a offrire diverse opinioni politiche, includendo qualche critica al governo. Comunque, Berlusconi controlla o influenza 6 delle 14 frequenze che ricoprono la superficie nazionale. Mediaset, una compagnia nella quale lui ha un maggiore interesse e la più grande trasmittente privata del paese, proprietario di tre canali canali nazionali in testa, mentre RAI, tradizionalmente soggetta a pressioni politiche, controlla tre. Mediaset ulteriormente monopolizza i ricavi pubblicitari. Nel 2004, Mediaset ricevette 58 % di tutti i redditi pubblicitari, mentre RAI ricevette 28 %. Gli altri network commerciali ricevono meno che il 2% dei ricavi, e le centinai di stazioni televisive locali/regionali combinate ricevono solo 9%. Nel tardo 2003, il governo emanò una temporanea rinuncia che rimosse una precedente restrizione sulla proprietà di una persona più che due stazioni radiotelevisive nazionali, permettendo a Retequattro, una delle tre stazioni televisive di proprietà di Berlusconi che domina il gruppo Mediaset, per continuare la diffusione radiotelevisiva di terra. Il governo di solito non restringere l’accesso ad internet; comunque, il governo può bloccare siti internet stranieri se loro contravvengono a leggi nazionali. Dopo l’attentato a Londra nel luglio 2005 di estremisti islamici, il Parlamento italiano approvò una nuova legge antiterroristica che ha incluso la sorveglianza di internet e ha requisito una licenza per operare su un internet cafe.

Richiedo eventuali correzioni o miglioramenti. Grazie

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Era ieri che Enzo Biagi era qui con noi

Novembre 21, 2007 at 5:50 pm (giornalismo) (, , , , , )

“Sono nato a Pianaccio tanto tempo fa, il 9 agosto 1920”. Giornalista, scrittore ma soprattutto storico. Lui amava definirsi semplicemente “cronista”. Il 6 novembre 2007, alle 8 del mattino, moriva Enzo Biagi. Ammirevole la sua vita professionale. Ancor di più la sua capacità di essere sempre se stesso. Difese la libertà trattandola con la dignità che le si deve. Valore universale, e non bandiera assoggettata al vento di particolarità. Non gli piacevano le lusinghe come ha più volte affermato nelle interviste. Era consapevole delle sue capacità e le usava al servizio degli altri. I lettori erano i suoi “padroni” e la sua professione di giornalista era la sua vita. I suoi erano gli anni dell’Italia fascista. Gli anni dove la libertà aveva subito una battuta d’arresto. E Enzo Biagi fu in prima linea nella sua difesa. Si unì ai partigiani per liberare il nostro paese dalla dittatura. Un uomo che non si limitò al sentito dire. I fatti erano ciò che contavano nella difesa della libertà. Ignorare i fatti significava essere indifferenti al diritto dei cittadini di sapere la verità. Sempre e comunque. Anche quella più cruda, che mette i bastoni fra le ruote. Un uomo integro che non conosceva la parola compromesso. Le sue scelte erano dettate dal suo dovere di essere un servitore della verità. Profondo il suo senso dello Stato e l’amore per la sua Patria. Al termine della guerra, continuò a lottare con la sola arma che conosceva: la parola. Pochi sanno trattare le parole con rispetto e lui riuscì in questo. La dedizione, l’umiltà e l’onestà erano le caratteristiche che contraddistinguevano Enzo Biagi. Un uomo che amava profondamente sua moglie, le sue figlie e i suoi amici. Aveva pochi amici, uno di questi Federico Fellini, nato il suo stesso anno. Amava gli uomini, sapeva come trattare con le persone e non nascondeva il suo rispetto o in caso contrario, il suo disprezzo. Onesto nei rapporti così come nel trattare i fatti. Fatti che erano come delle persone con una data di nascita e una vita da raccontare. Fatti da criticare e da indagare come un essere umano. Scoprendo le incoerenze e le fragilità. Molti dolori hanno segnato la sua vita: la guerra, la morte della moglie e della figlia e il suo allontanamento dalla Rai. Gli furono fatte, come scrive nel suo libro autobiografico “Era ieri”, proposte inaccettabili dai direttori della rete. Ogni proposta era un amaro sorriso di Enzo Biagi. La consapevolezza che niente è cambiato, c’è ancora tanta strada da fare per raggiungere la libertà di stampa e di parola. L’Italia saluta e ringrazia Enzo Biagi per l’ultima volta.

Wordvoyager

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